Il porto di Anzio con le barche da pesca ormeggiate in primo piano, reti e attrezzature sul ponte, e alle spalle la fila di palazzi color pastello affacciati sulla banchina
Il porto di Anzio con le barche da pesca ormeggiate in primo piano, reti e attrezzature sul ponte, e alle spalle la fila di palazzi color pastello affacciati sulla banchina. Foto: Marek Mróz · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Ad Anzio il mare non è solo spiaggia: è prima di tutto lavoro, e lo si capisce passeggiando sulla banchina del porto, dove le barche da pesca rientrano con il pescato e le reti restano stese ad asciugare accanto alle imbarcazioni da diporto. La città è da sempre legata alla pesca, e il suo porto è considerato uno dei principali centri pescherecci del Lazio. Per chi soggiorna da queste parti, conoscere la cucina di mare locale è uno dei modi più semplici e piacevoli per entrare nello spirito del luogo. In questa guida raccontiamo cosa aspettarsi a tavola, senza ricette segrete né indirizzi, solo la tradizione così come la raccontano le fonti.

Un porto che vive di pesca

Il porto di Anzio ha una storia lunghissima, che risale all'epoca romana, e ancora oggi ospita una flotta peschereccia importante per tutta la costa laziale. È questo legame quotidiano con il mare a definire la cucina della città: piatti costruiti attorno a ciò che le barche portano a terra, con preparazioni essenziali che lasciano parlare il pesce. Tra le specie che si incontrano più spesso nella tradizione locale ci sono triglie, orate, spigole, rombi, scampi, aragoste e frutti di mare, accanto al pesce azzurro come le alici.

Il consiglio che diamo ai nostri ospiti è semplice: lasciatevi guidare dalla stagione e dal pescato del giorno. La cucina di mare di queste parti dà il meglio quando il prodotto è fresco e la preparazione rimane sobria, con olio, limone, prezzemolo e poco altro.

La mazzama e la minestra alla portodanzese

Il piatto più identitario di Anzio nasce a bordo dei pescherecci. I pescatori chiamavano mazzama il pesce minuto o poco pregiato, quello che non finiva all'asta: piccoli pesci di scoglio e di fondale che non valeva la pena vendere, ma che in cucina diventavano preziosi. Con quel pesce, un po' di pane e pochi ingredienti, nasceva la minestra di pesce alla portodanzese, dove "portodanzese" indica proprio ciò che appartiene a Porto d'Anzio, il nome storico della città.

Le fonti la descrivono come una preparazione diversa dalla comune zuppa di pesce: un brodo saporito ricavato dal pesce, versato sopra il pane abbrustolito condito con olio e completato con il prezzemolo, spesso con il peperoncino servito a parte. È un piatto nato per non sprecare nulla, che racconta la vita del porto meglio di molte parole. La ricetta è stata tutelata dal Comune come specialità locale proprio per conservarne la storia, e le versioni cambiano da famiglia a famiglia a seconda del pesce disponibile.

Pasta, alici e pecorino

Tra i piatti tipici della tradizione anziate viene ricordata anche la pasta con alici e pecorino romano: un incontro tra il mare e la campagna laziale che sembra insolito solo a chi non conosce questa costa. Le alici, pesce povero per eccellenza, si sposano con la sapidità del pecorino, il formaggio simbolo della cucina romana, e il risultato è un primo semplice e deciso.

Il mare incontra la tradizione laziale

La cucina del litorale a sud di Roma vive in equilibrio tra due mondi. Da una parte il pesce del porto, dall'altra i prodotti dell'entroterra: l'olio, gli ortaggi della pianura, il pecorino. Non stupisce quindi trovare accanto ai crudi e alle fritture di paranza anche preparazioni dove il pesce si mescola a ingredienti di terra, in una cucina che non ama le complicazioni.

A completare la tavola c'è il vino del territorio. Tra Anzio e Nettuno si coltiva il Bellone, chiamato localmente Cacchione, un vitigno a bacca bianca alla base della denominazione Nettuno DOC: un bianco da servire fresco, che accompagna con naturalezza i piatti di pesce. Ne parliamo più a fondo nell'articolo dedicato ai vini del litorale.

Qualche consiglio pratico

  • Guardate il porto la mattina: una passeggiata sulla banchina, quando le barche sono ormeggiate e si sistemano le reti, è il modo migliore per capire da dove arriva il pesce che troverete a tavola.
  • Chiedete il pescato del giorno: la qualità dipende dalla stagione e dal mare, e la scelta migliore è quasi sempre quella che il mare ha offerto in giornata.
  • Cercate la minestra alla portodanzese: non è un piatto da menu turistico, ma vale la pena chiederla, soprattutto nei mesi più freschi.
  • Abbinate un bianco locale: il Cacchione di Nettuno nasce a pochi chilometri dal porto ed è pensato proprio per il pesce.

Il vostro soggiorno al B&B Casa dei Fiori

Il B&B Casa dei Fiori si trova ad Anzio, con il centro e il porto a circa 9 km in auto e il mare a circa 5 minuti di macchina: è facile organizzare una passeggiata sulla banchina e una cena di pesce in giornata. Le nostre due camere, la Camera Familiare e la Camera Matrimoniale, hanno bagno privato, biancheria inclusa e Wi-Fi gratuito, e gli ospiti possono godersi la terrazza privata e il cortile esterno. Per i soggiorni di almeno 10 giorni è prevista una cucina condivisa, attualmente in fase di completamento: se vi piacerebbe provare a cucinare il pesce comprato in zona, chiedeteci la disponibilità al momento della prenotazione. Il soggiorno minimo è di 3 notti, il parcheggio è gratuito su strada e gli animali domestici sono i benvenuti.

Dopo i sapori del litorale, il riposo

Per chi si ferma almeno 10 giorni c’è anche la cucina condivisa: chiedeteci la disponibilità quando prenotate.